Di sogni ne abbiamo. Per tutto il resto c’è Crowdfunding

 shortcut: i 5 consigli per avviare una valida campagna di crowdfunding

Intro

Era una tranquilla serata tra amici, un giovedì sera qualunque quando ci si incontra più sereni perché la settimana sorride al weekend, ma quando ancora ci si sente oppressi all’idea dell’alba del venerdì. Insomma, per farla breve, si era tutti animati ed impegnati in discorsi sui massimi sistemi davanti ad un bicchiere di vino buono, quando all’ennesima descrizione da parte di uno dei commensali dell’ “idea geniale che cambierebbe il mondo” controbattuta da un coro di: “eh…ad averci la grana!” “sarebbe un progetto fantastico ma chi ti dà i soldi per cominciare?” “Una Banca?!? Se… ti ci devi impegnare anche la casa di nonna” (NdR non ne sono certa ma credo di aver sentito anche un “Piove Governo ladro!” )
Bhè, proprio in quel momento si avvicina un tizio giovane, elegante, sorridente, perfetto come il Ken della Mattel che si siede accanto a noi e con voce suadente dichiara:
“Ragazzi, se l’idea è buona non preoccupatevi…per tutto il resto c’è Crowdfunding”


Il Crowdfunding,

dall’inglese crowd=folla e funding=finanziamento

è una forma di finanziamento collettivo.

Qualunque persona può utilizzare il proprio denaro per promuovere o sostenere un’idea, un progetto, un nuovo prodotto ideato, creato o organizzato da altre persone. Di per sé il concetto è molto semplice:

  • si presenta al pubblico il proprio prodotto,
  • si stabilisce il budget economico necessario per poterlo concretamente realizzare,
  • le persone (i futuri “backers”) che credono in questa idea e vogliono sostenerla partecipano donando la quantità di denaro che desiderano.

Questo fenomeno nasce una decina di anni fa ed ottiene grande popolarità (anche nel vecchio continente) grazie alla campagna elettorale di Barack Obama che si è ampiamente servita di questo innovativo strumento partecipativo.
A distanza di qualche anno dalla nascita di questo fenomeno, possiamo analizzare le piattaforme web che offrono servizi di crowdfunding e distinguerle in 2 principali insiemi per quanto riguarda la tipologia dei progetti finanziabili:

1.  piattaforme generaliste – raccolgono progetti di ogni tipo
2. piattaforme tematiche – raccolgono progetti solo per particolari settori di mercato

Ancora più interessante è inoltre suddividerle per “tipologia” di crowdfunding offerto, otterremo così 5 fondamentali categorie:

a. piattaforme reward based la gente partecipa al finanziamento ottenendo in cambio del denaro investito un premio (solitamente il prodotto stesso che si sostiene), attualmente questo è il metodo più diffuso al mondo

b. piattaforme donation based si dona per sostenere una determinata causa o iniziativa, senza avere nulla in cambio (tipico per Ass.Onlus, No Profit o sostegni di campagne elettorali)

c. piattaforme equity based si finanzia acquistando un vero e proprio titolo di partecipazione in una società

d. piattaforme social lending o peer to peer lending si realizza un finanziamento o un prestito tra privati senza l’intervento dei classici Istituti Bancari, in questo caso l’interesse riconosciuto sul prestito fa da “ricompensa” agli investitori privati.

e. piattaforme royalty based si finanzia un’iniziativa ricevendo in cambio una parte dei profitti della stessa, è indirizzato perciò maggiormente ad un pubblico di “veri investitori” o addetti ai lavori.

A questo punto occorre intervenire con due precisazioni, la prima riguarda le piattaforme reward based esse si suddividono in altre 2 macro categorie:

a.1 All or Nothing se la campagna di raccolta fondi non raggiunge l’obbiettivo economico stabilito allora nessuna donazione verrà sborsata, il progetto risulta NON finanziato e si esaurisce.
a.2 Take it All indipendentemente dal raggiungimento dell’obbiettivo economico stabilito dalla campagna, le donazioni vengono comunque versate agli ideatori.

La seconda precisazione riguarda le ultime 3 tipologie di finanziamento e soprattutto il trattamento dell’equity Crowdfunding, si deve sapere infatti che l’Italia va in “leggera controtendenza” rispetto al resto del mondo e “vanta” di essere il primo paese ad aver “regolamentato” il crowdfunding attraverso una corposa ed assai nebulosa normativa. Nasce così la legge n. 179/2012 (convertita nella legge 17 dicembre 2012, n. 221) recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (nota anche come “Decreto crescita bis”). Si può approfondire il funzionamento di questa legge andando sul sito ufficiale del CONSOB .

In questo articolo non ci occuperemo di far luce sugli aspetti normativi ed attuativi dell’equity crowdfunding, ma dato che se ne sente parlare sempre più spesso soprattutto negli ambienti delle StartUp Innovative, vi rimandiamo a questo bellissimo ed esaustivo approfondimento dal titolo: Aspetti giuridici del crowdfunding stilato durante una conferenza interamente dedicata al crowdfunding tenutasi a Roma a fine 2013.

Tornando alle nostre “chiacchiere del giovedì sera” con il bel sorridente Ken della Mattel, i miei amici ed io ci ritroviamo un poco provati dall’excursus su equity, donation, P2P, royalty based crowdfunding e normative italiane varie e decidiamo così di discorrere di una realtà più abbordabile e facilmente comprensibile, iniziamo perciò a parlare del classico e più diffuso:

reward based crowdfunding

(basato sul metodo della ricompensa)


Esempi Campagne Crowdfunding

Si nota così che in Italia, nonostante una piattaforma di crowdfunding come produzionidalbasso sia stata aperta addirittura nel lontano 2005, è soprattutto dal 2011 in poi che sono spuntate decine di altri siti web destinati alla cura del mercato del crowdfunding. Ce ne sono di tutti i tipi, da quelli basati su area geografica maggiormente circostanziata e locale (come Kendoo), a quelle di respiro più internazionale vantando una piattaforma grafica maggiormente accattivante (come Eppela).

Ora, non ce ne vogliano le maggiori piattaforme italiane sul mercato, ma da un’attenta analisi di una ventina di portali “made in Italy” , si evince come siamo ancora ben lontani (sia come web development, come impostazione marketing e come livello di conoscenza dello strumento da parte degli stessi utenti) dall’ottenimento di un portale italiano di crowdfunding di alto livello.

Proprio per questo motivo restano luminose come due fari in mezzo alla tempesta le piattaforme web americane che la fanno da padrone in questo tipo di servizio,

parliamo di Kickstarter ed Indie Go Go.


kickstarter logo


indiegogo logo


 

Per dirla tutta attualmente Kickstarter è “IL” portale di crowdfunding per eccellenza, decisamente il migliore in quanto a facilità di navigazione, immediatezza e semplicità nel creare un progetto o nel finanziarlo ottenendo una ricompensa. Fresco, in continua espansione, bello da navigare su desktop,  ottimo da utilizzare con la sua App dedicata alle piattaforme Mobile, incredibile per promuovere o ricercare ogni tipo di progetto creativo ed innovativo, sia in campo artistico che tecnologico. Insomma è il non plus ultra del crowdfunding reward based, ma purtroppo (NdR e ti pareva… vedrai che adesso anche su KickStarter ti devi ipotecare la casa di nonna..) non è ancora disponibile per il mercato italiano.

Il servizio è al momento fruibile solo da pochi paesi esterni agli USA e noi non ne facciamo ancora parte, ma ci sono delle buone notizie.

Se si crede fortemente al proprio progetto e non si temono le incombenze burocratiche da sostenere in principio, esistono alcune guide ben fatte per chi volesse cimentarsi all’apertura di una “identità” aziendale conforme agli standard di Kickstarter. In generale il metodo è quello di proporre il proprio prodotto affidandosi ad un contatto reale su territorio statunitense o inglese e come potete leggere ad esempio su questa guida non è nulla di impossibile.

Se invece non foste rimasti accecati dalla bellezza ed unicità del portale Kickstarter, oppure non riusciste ad aggirare il problema burocratico per aprire un account come azienda inglese o statunitense, non disperate e lasciatevi sedurre dal secondo maggior portale web di crowdfundig:

Indie Go Go.

Indie Go Go mantiene piccolo tutto ciò che di positivo ha il fratello maggiore Kickstarter, ma è disponibile nativamente anche ad accogliere account italiani, permette inoltre di poter avviare campagne di ricerca fondi anche per progetti NoProfit e di poter scegliere se utilizzare il metodo All or Nothing o il Take it All.


Considerazioni e i 5 consigli finali per avviare una valida campagna di crowdfunding

  1. Se avete un progetto o un’idea seria da proporre per una campagna di crowdfunding, il consiglio è quello di non disperdere troppe energie alla ricerca di chissà quale portale: fate una semplice scelta tra Kickstarter o Indie Go Go.
  2. Il successo di una campagna di crowdfunding è direttamente proporzionale alla qualità e validità dell’idea proposta, a come viene esposta ed al numero di persone coinvolte nel processo di diffusione pubblicitaria della raccolta fondi.
    Non rischiate perciò di perdere un’occasione importante ostacolando il risultato positivo del vostro crowdfunding con l’esposizione di un’idea in modo maldestro, amatoriale, poco accattivante (come troppo spesso accade nei portali italiani) o mal sostenuto a livello di diffusione sui Social Media. Realizzate o fate realizzare a degli esperti del settore comunicativo, grafico e digitale una presentazione per la campagna, la quale sarebbe auspicabile si componesse di un video, un’animazione o un presentazione scritta seria, creativa e professionale.
  3. Metteteci la faccia, con sincerità ed una forma estetica studiata (NdR ormai l’occhio degli utenti web è viziato, grazie ai vari Keynotes di Cupertino e similari..) perché chi valuterà la vostra idea e deciderà o meno di sostenervi (i vostri futuri “backers”) non sarà solo un vostro amico o conoscente, ma saranno le centinaia, migliaia di navigatori attenti, competenti ed esigenti e decideranno realmente del successo o meno della vostra campagna.
  4. Si è studiato che un ragionevole periodo di tempo per promuovere una campagna di crowdfunding sia un massimo di 40-45 giorni, i giochi si fanno in un periodo breve ed intenso dove ci si impegna il più possibile a dare visibilità e sostegno all’idea, non avviate perciò campagne troppo lunghe.
  5. Sempre in prospettiva di sollecitare questo sostegno forte e ben concentrato nel tempo è consigliabile avviare una raccolta “All or Nothing”, ossia o si raggiunge l’obbiettivo o non se ne fa nulla… può spaventare ma in realtà una scelta di questo tipo paga maggiormente proprio per il senso di immediatezza e di necessità di intervenire finanziando immediatamente un bel progetto che altrimenti finirebbe nell’oblio.

The end.

Insomma, tra una chiacchiera e l’altra, tra un bicchier di vino ed una fetta di torta, si è giunti ad ordinare l’ammazza caffè. Quel belloccio di un Ken della Mattel salutandoci elegantemente si alza e se ne va, lasciandoci immaginare di svegliarsi il venerdì mattina con una inebriante sensazione di potere. Il potere di realizzare tutti i nostri sogni più grandi…

perché di sogni ne abbiamo, per tutto il resto c’è Crowdfunding.

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